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Ancore e Ancoraggi

COME FARE UN BUON ANCORAGGIO (prima parte)

Ogni buon diportista, oltre che condurre con perizia la propria imbarcazione, deve saper effettuare un ancoraggio in sicurezza.
Non è purtroppo raro infatti, vedere ancoraggi approssimativi e frettolosi, effettuati senza una minima conoscenza delle tecniche relative e “graziati” solo dalle brezze estive mediterranee.
Chi naviga in estate lo sa bene. Si arriva in una baia molto affollata e si deve decidere velocemente come ancorarsi garantendosi nel contempo la possibilità di salpare in maniera altrettanto spedita e senza dare disturbo a chi rimane.
Vale sempre la regola che chi arriva dopo si deve adattare al “panorama” che trova e non il contrario. Nel senso che chi è già all’ancora e si sta facendo due spaghetti o è in acqua a fare il bagno non deve certo lasciare il suo passatempo per aiutare noi che siamo imbranati e rischiamo di finire addosso alla sua barca.

 

Riassumiamo di seguito il decalogo del buon ancoraggio:
  • Scegliere un ridosso in base al meteo e non solamente in base ai capricci degli ospiti (se c’è tramontana, al Pevero - Porto Cervo, non si va, si rischia di finire in spiaggia);
  • Rispettare chi si è ancorato prima di noi;
  • Prestare estrema attenzione a chi fa il bagno intorno alla propria barca (tutti);
  • Procedere al minimo. Talvolta potrà essere utile mettere in folle per rallentare ancora e permetterci di guardarci intorno senza pericolo;
  • Controllare la tipologia del fondo, in molte zone ormai sulla posidonia non si può dare fondo (pianta protetta), sugli scogli rischiamo di perdere l’ancora incattivita (incastrata), ci vuole quindi un banco di sabbia;
  • Individuato il potenziale spazio utile, dirigersi e disporsi rigorosamente prua al vento fino al limite massimo. (La poppa di un’altra barca per esempio);
  • Calcolare cosa succederebbe se il vento girasse... tocco sugli scogli? Finisco nella corsia di atterraggio? Toccherei qualche linea di boe? Intorno a me sono tutti ancorati alla ruota o qualcuno è in afforco? (quindi non ruoterà totalmente  con il cambio del vento) ricordarsi poi che barche a motore e barche a vela hanno un brandeggio differente e così via;
  • Arrivati al punto X, fermarsi, calare l’ancora (dare fondo) e non appena la stessa tocca il fondale, insieme ai primi metri di catena, inserire invertitore a retro e dare qualche “colpetto” per fare indietreggiare la barca (si può fare anche a vela) e permettere alla catena stessa di distendersi e di non rimanere ammucchiata sull’ancora;
  • Non appena l’ancora “morde” la prua si abbassa un momento e sentirete un leggero strappo. A quel punto, ancora col motore acceso, in folle, ci si reca a prua per un check e si fila in acqua una lunghezza di catena sufficiente a fare in modo che l’ancora lavori parallela al fondo. (Se avete le marcature di vernice colorata sulla catena ora le ringrazierete);
  • Solo adesso potete spegnere il motore e mettere la scaletta in mare o calare la spiaggetta di poppa. Se qualcuno fa il bagno subito, sarebbe utile che con una maschera controllasse l’ancora per confermare la posizione corretta (marre ben piantate nel fondo fino quasi a scomparire, fusto e catena ben distesi).
Ora potete rilassarvi e godervi la giornata. Ricordate solo che, anche se voi siete dei provetti skipper e avete ancorato da manuale, intorno a voi ci saranno sempre decine di cafonauti o di Fantozzi che vi daranno filo da torcere.
Inoltre se il meteo “butta male” dovreste essere in grado di salpare in un paio di minuti eseguendo le manovre nella sequenza inversa.
Gli imprevisti non mancheranno ma se osserverete il decalogo su esposto, li ridurrete al minimo o quanto meno non saranno dipesi da voi.
È vero che un ancoraggio in una baia riparata in estate non presenta gli stessi rischi di uno di diversi giorni in una baia ventosa ma talvolta è meglio essere previdenti.
Ma che tipo di ancora scegliere al momento dell’acquisto? E quanta catena dovreste avere a bordo? 
Sono domande alle quali prestare attenzione e alle quali risponderemo.


Marco Scanu, diplomato al nautico, conduttore imbarcazioni, si occupa di comunicazione soprattutto in campo nautico.



  • Pubblicato il
  • 27/10/2021

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