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L'elica di Prua: Perchè Installarla?

18/10/2019

ELICA DI MANOVRA: USO E INSTALLAZIONE



 

Le eliche di manovra iniziano ad essere sempre più usate per la loro versatilità e per la semplificazione di installazione degli ultimi modelli a tunnel.

Per un patentato di vecchio stampo, l’incubo rimaneva sempre quello di ormeggiare la barca in condizioni di vento capriccioso, forte, contrario e di manovrare in spazi ristretti tra barche, trappe in acqua e non ultima, l’ansia provocata dai curiosi in banchina pronti a controllare ogni mossa... un po’ come i pensionati che controllano i cantieri.

Insomma, non tanto la partenza, quanto l’arrivo in porto, è sempre stato fonte di sudori freddi, nascosti accuratamente ovvio.

Oggi per fortuna non è più così e in qualsiasi barca oltre i 10 mt viene quasi sempre piazzata un’elica di prua (in inglese bow thruster) che ci aiuta non poco a controllare la scaduta della prua a causa di effetti terzi o a causa di nostre manovre errate.

Ma in cosa consiste e come lavora l’elica di prua?

Non è molto difficile da capire. La prua è quella parte della barca che, in manovra, andrebbe messa subito nella posizione giusta, così che dopo si possa accostare la poppa. A poppa hai i motori e hai i timoni, è la poppa che manovra, un po’ come un dumper da cantiere.

Molto spesso, per non dire sempre, la prua non rimane dove l’abbiamo posizionata applicando tutte le regole del buon marinaretto e allora, o abbiamo una barca piccola e la tonneggiamo con mani e mezzomarinaio, oppure facciamo retro e ripetiamo la manovra per correggerla, oppure manovriamo con l’elica di prua appunto.

Si tratta di un motore elettrico collegato ad un’elica (o due) e ad una batteria ausiliaria, installato a prua. Per piazzarlo si fora (pensateci bene) con una sega a tazza da 15 cm o più la nostra carena, sotto la linea di galleggiamento e si realizza un tunnel che collega i due lati dell’opera viva. Ricordatevi che tutto il sistema rimane sott’acqua sempre, non fate errori se non volete affondare.

Quanto profonda deve essere? Il più possibile e il più possibile a prua, trovate un buon compromesso o fatelo trovare al cantiere (lavoro delicato, meglio affidarsi ad un esperto). Perché questi due parametri? Perché più è a prua, più leva farà e più sarà efficace, più profonda sarà, meno sarà interessata al fenomeno della cavitazione (del quale parleremo in un altro post) e quindi meno schiuma e più efficienza e durata dell’elica stessa e del motore.

Non dimentichiamoci il peso. Diciamo che siamo nell’ordine di 30 kg di partenza fino a 50 kg a seconda del modello, quindi dobbiamo pensare anche alla regolazione eventuale dei flap diversa da quella abituale in quanto avremo una barca appruata, leggermente, ma appruata. Ad ogni modo la comodità di avere un joy stick che la regola come in un videogioco, ci ripagherà dei lavori effettuati.

Abbiamo volutamente introdotto questo argomento parlando delle eliche a tunnel, le più usate in assoluto, le più comode anche per una installazione post vendita.

Ma esistono, per barche di dimensioni adeguate, delle eliche di prua a scomparsa, un po’ come i carrelli degli aerei, una volta effettuata la manovra, si richiudono all’interno con un meccanismo idraulico che lascia la carena perfettamente liscia e con linee d’acqua perfette. Ma in genere chi dispone di questa tipologia di eliche ha anche comandanti e marinai che manovrano con professionalità e l’ausilio di un gommone di ormeggiatori.

L’elica di prua a tunnel rimane comunque un must per la nautica da diporto moderna.

Le sue potenze vanno dai 3 kw ai 10 kw, pari ad una spinta dai 60 ai 100 kg.

È vero, il buon marinaio della vecchia scuola ormeggia comunque e ovunque, ma è anche vero che il vecchio marinaio non doveva ormeggiare in mezzo a centinaia di barche. Per fare una similitudine, un ottimo automobilista degli anni 60 si troverebbe in grave difficoltà a manovrare in un parcheggio a silos o in mezzo al traffico di una grande città di oggi. Gli ausili elettrici ed elettronici aiutano tanto, perché privarsene?

L’importante come sempre, anche con la tecnologia, è non esagerare sennò si rischia di perdere il senso autentico dell’andare per mare...



 

Marco Scanu, diplomato al nautico, conduttore imbarcazioni, si occupa di comunicazione soprattutto in campo nautico.



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