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ALIMENTAZIONE E CARBURANTI

ALIMENTAZIONE E CARBURANTI




Il motore della nostra barca, quasi sempre, è un motore di derivazione automobilistica, quindi il gruppo termico è lo stesso che si trova nelle vetture in circolazione, sia che si tratti di un fuoribordo a 4 tempi a benzina, sia che si tratti di un entrobordo turbo diesel.

Il motivo è meramente pratico. Non avrebbe senso creare e sperimentare nuovi gruppi termici per uso marino, quando da decenni si usano motori automobilistici collaudati ed efficienti oltre che ottimizzati nei consumi e nelle emissioni. Si è rivelato infatti sufficiente “marinizzare” i motori esistenti per garantire un prodotto al massimo livello tecnologico possibile.

Per qualche anno sono stato responsabile di uno splendido motoscafo a benzina del 1972. Devo dire che, a parte i costi del rifornimento, il rendimento era eccellente, ma girare con quasi 500 litri di benzina sotto il sedere, non mi faceva stare tranquillo. La scintilla è sempre in agguato e il vano motori, si sa, può trasformarsi in una bomba. Abbiamo infatti avuto qualche problema legato ad una perdita di benzina (odore pungente anche a motore spento) e, dopo diversi tentativi di ricerca, si è trovata una perdita di carburante dalla cannetta del carburatore. La benzina gocciolava abbondantemente sulla testata (!!!) è stato un miracolo non essere saltati in aria. Per quello che mi riguarda quindi i motori entrobordo a benzina (ormai rari qui da noi) sono obsoleti, pericolosi e antieconomici. Hanno senso solo se avete una barca d’epoca, ovviamente con costi di manutenzioni onerosi.

Di diversa concezione sono i fuoribordo, dai 3 fino a 400/500 cavalli, singoli o in batteria (come gli americani amano esibire) e che, essendo appunto appesi allo specchio di poppa, non costituiscono alcun problema legato alla sicurezza anche se alimentati a benzina. Ad ogni modo, durante ogni rifornimento e prima di ogni accensione è necessario arieggiare il gavone del serbatoio, non si sa mai.

Il buon vecchio e puzzolente gasolio alla fine risulta il carburante meno pericoloso per la sua scarsa infiammabilità (non prende fuoco neanche se gettate una sigaretta accesa nel serbatoio)
Cito dalla fonte: italianagas.it
 
“Prodotto distillato dal petrolio, il gasolio detto anche comunemente nafta, deriva il suo nome dall’essere stato, nel passato, utilizzato per ottenere mediante vaporizzazione e pirolisi il gas d’olio minerale.
Da un litro di petrolio, circa un terzo è destinato a diventare gasolio per prima distillazione, oppure dal cracking (Operazione attraverso la quale gli idrocarburi di maggior peso molecolare vengono frammentati in presenza di un catalizzatore) di olii pesanti ricchi di idrocarburi ciclici.

Diversamente dalla benzina, il gasolio è meno infiammabile, proprietà questa che lo caratterizza come carburante “sicuro”, per la forte capacità di detonazione nei motori Diesel; non è estremamente pericoloso come la benzina, anzi, per detonare deve raggiungere temperature elevate (600-800 °C) e non si infiamma molto facilmente.

Per ragioni di sicurezza e regolarità di combustione è importante che sia privo di frazioni leggere e anche di frazioni pesanti responsabili della formazione di depositi carboniosi e di combustione incompleta. La sua efficienza come carburante viene espressa dal “numero di cetano” (simile al numero di ottano).”

 
Detto questo, dobbiamo specificare alcune cose sui carburanti. I distributori presenti in porto vengono riforniti come quelli sulla strada, con le autocisterne. Quindi avremo cura di non rifornire il nostro serbatoio poco dopo il passaggio dell’autocisterna o poco prima. L’obiettivo è quello di non pescare le morchie che inevitabilmente finirebbero nel nostro impianto. E poi è meglio evitare di usare i bio carburanti. Il bio diesel che ha sicuramente molti pregi, ha anche 2 grossi difetti, vediamoli:

Il primo è una questione etica, non è così bio. È vero che è ottenuto da grassi e olii vegetali ma a scapito di un enorme consumo di acqua e piantagioni sottratte all’agricoltura. E parliamo di coltivazioni di cereali delle zone povere.

Essendo biodegradabile (vantaggio per l’ambiente) ha però il difetto di assorbire l’umidità dell’aria, di creare quindi una condensa e di favorire la nascita di funghi e muffe nel serbatoio andando a formare le morchie fangose che poi intasano i nostri filtri e, quando va male, anche gli iniettori. Quindi per il momento la soluzione migliore rimane sempre quella dell’uso intelligente ed etico del nostro motore.

Che significa? Significa di evitare di stare ore col motore acceso fermi in porto. Oppure di evitare inutili smotorate, accontentarsi di qualche nodo di velocità in meno a favore di meno emissioni.

Rimaniamo in curiosa attesa di vedere l’evoluzione dei motori elettrici, per ora efficienti solo in versione ibrida o puri solo sui tender. Per il momento non riscuotono grande successo come invece stanno riscuotendo quelli sulle auto. L’efficienza è diversa e le autonomie anche.

Io credo che sia solo una nuova moda. Anche perché il problema ambientale è l’ultima delle preoccupazioni dei produttori. E poi, siete davvero convinti che inquineranno di meno? O spostano solo il problema in altre nazioni?



 

Marco Scanu, diplomato al nautico, conduttore imbarcazioni, si occupa di comunicazione soprattutto in campo nautico.



  • Pubblicato il
  • 01/06/2019

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