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Alghe: Rimozione e Smaltimento

Come vanno rimosse?

Ovviamente rispettando l’arenile che le ospita, grande e insostituibile risorsa delle coste. In teoria andrebbero rimosse solo le alghe, lasciando la sabbia dove sta. Come potete immaginare è una operazione impossibile coi mezzi di cui si dispone.

I mezzi utilizzati infatti non sono altro che griglie - vibranti o no - trainate da trattori che puliscono sì la sabbia asciutta, (con risultati accettabili) ma con quella umida e piena di alghe, l’impresa è impossibile.

Per non parlare poi dei muri di posidonia  alti fino a 2 metri presenti in alcuni litorali. Lì è ovvio, nessun trattore, nessuna grigliatrice potrà mai fare nulla... e allora? ALLORA RUSPA!!!! Gli operatori hanno fretta di ripulire per la stagione e non vanno tanto per il sottile.

Così si rovinano le coste, si portano via le alghe e la sabbia in proporzioni uguali.

Ed è qui che intervengono le autorità varie con l’obiettivo di tutelare i beni demaniali. (Pensate che solo fino a qualche anno fa l’atto di concessione recitava che la pulizia delle alghe spiaggiate doveva essere effettuata a mano per una profondità non superiore a 10 cm!!!! Solo in recentissimi tempi autorizzano l’uso di un non bene identificato mezzo meccanico... adatto allo scopo). Talvolta fioccano le denunce e le sanzioni, ma non vengono offerte alternative. Nessuno degli enti chiamati in questione si prende la responsabilità di gestire nè la rimozione nè lo smaltimento.

Anche perchè sono soldi!!!! Avete idea di quanto costi l’utilizzo di mezzi meccanici per rimozione e trasporto di migliaia di metri cubi di materiale? E poi ammesso e non concesso che si riescano a reperire le risorse finanziarie per tali operazioni, dove scarichiamo il materiale?
Perchè l’ultimo quesito è...

  ...dove le butto?!

Non si sa bene in effetti dove buttare le alghe per tutti i motivi di cui abbiamo parlato, ma nel caso che fossero classificate, che fosse identificato il soggetto preposto per lo smaltimento, che fossero rimosse in maniera idonea, allora rimane da chiarire dove metterle.

Abbandoniamo per ora l’idea intelligente del loro riutilizzo come fosfati, concimi, isolanti, ecc... in quanto in realtà siamo ben lungi dal raggiungimento di tale obiettivo già peraltro sperimentato.

Insomma, dove le metto?

In effetti la Capitaneria di porto incoraggia a lasciarle lì o al massimo spostarle in posizione retrostante alla spiaggia ma nelle immediate vicinanze sia per non alterare le caratteristiche morfologiche della zona demaniale, sia per impedire al mare di portarsi via nel tempo tutta la spiaggia. Buona idea ma in molti casi impossibile da realizzare perchè dietro alla spiaggia spesso c’è il bar, i parcheggi, villette ecc... e si vanno a ledere interessi di terzi.

In alternativa alcuni comuni in ottemperanza alle normative comprensibili hanno reso disponibili delle aree idonee per lo stoccaggio temporaneo delle alghe in attesa di conferirle in discarica o di trovare altre soluzioni, anche se agli ambientalisti e ai giornalisti non sembra vero vedere montagne di alghe lontano dal mare per lanciare denunce, inchieste, sollevare inutili polveroni capaci solo di fare incattivire gli animi dei turisti, degli operatori, e di esasperare quei pochi sindaci o amministratori che si sono presi con coraggio la briga di affrontare la situazione. Perchè di critiche, accuse, denunce ne abbiamo piene le tasche, le pratiche, le cartelle, i dossier.

Quello che manca sono le soluzioni, le risposte chiare  e univoche.

Qualche idea
  1. Istituire in ogni comune un ufficio apposito che faccia capo ad un unico ufficio regionale. Tali sedi saranno informate nei dettagli e operative in tempi brevissimi. Non dovranno occuparsi di altro durante la preparazione della stagione balneare.
  2. Le amministrazioni locali come abbiamo visto, possono destinare ogni anno una parte del bilancio a tale operazione affidandola a terzi con contratti a termine con penali per ritardi ecc... curando successivamente la manutenzione ordinaria. In caso di mancanza di fondi, maggiorare di qualche euro la tassa sui rifiuti indicandone la destinazione. La spiaggia è di tutti... allora tutti paghino per mantenerla. In caso di assenza di alghe, gli stessi euro saranno resi ai cittadini o scalandoli dalla bolletta o in forma di servizi aggiuntivi. (senza furberie)
  3. Ci si ostina a portare via le alghe senza prendere in considerazione l’idea di ributtarle in mare...


DLG 152/99 Art. 35

Immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte.

 

  1. Al fine della tutela dell'ambiente marino ed in conformità alle disposizioni delle convenzioni internazionali vigenti in materia, e' consentita l'immersione deliberata in mare da navi ovvero aeromobili e da strutture ubicate nelle acque del mare o in ambiti ad esso contigui, quali spiagge, lagune e stagni salmastri e terrapieni costieri, dei seguenti materiali:
    a) materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi;
    b) inerti, materiali geologici inorganici e manufatti al solo fine di utilizzo, ove ne sia dimostrata la compatibilità ambientale e l'innocuità;
    c) materiale organico e inorganico di origine marina o salmastra, prodotto durante l'attività di pesca effettuata in mare o laguna o stagni salmastri.
  2. L'autorizzazione all'immersione in mare dei materiali di cui al comma 1, lettera a), è rilasciata dall'autorità competente solo quando è dimostrata, nell'ambito dell'istruttoria, l'impossibilità tecnica o economica del loro utilizzo ai fini di ripascimento o di recupero ovvero lo smaltimento alternativo in conformità alle modalità stabilite... omissis
  3. L'immersione in mare di materiale di cui al comma 1, lettera b), è soggetta ad autorizzazione con esclusione dei nuovi manufatti soggetti alla valutazione di impatto ambientale. Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, è dovuta la sola comunicazione all'autorita' competente.
  4. L'immersione in mare dei materiali di cui al comma 1, lettera c), non è soggetta ad autorizzazione.

 
Come vedete la normativa è complessa e non ben definita e in genere si “tira a campare” fino alla stagione successiva sperando di non incappare in qualche legislatore o ambientalista cavilloso.
In questo pantano burocratico, le autorità si muovono rapide per elevare contravvenzioni e talvolta denunce  che poi è difficile impugnare in tempi ragionevoli. Attenzione quindi a dove diamo fondo, potrebbe costare molto caro.

Ora che abbiamo le idee più chiare sul problema, sapremo anche come regolarci quando ci capita di ancorarci in una zona di posidonia.

Tutte le piante strappate, sradicate dalle mareggiate o dagli ancoraggi selvaggi, oltre a creare problemi ambientali sottomarini, creano danni sulle battigie in ragione del fatto che il mare ci restituisce tutto, con arte e pazienza ma ci restituisce ogni cosa.

Marco Scanu, diplomato al nautico, conduttore imbarcazioni, si occupa di comunicazione soprattutto in campo nautico.



  • Pubblicato il
  • 28/12/2022

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