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Regata si o no? Come diventare un buon velista



Avete una barca a vela e uscite in mare da anni e non avete mai avuto un problema che sia uno. Avete sempre ascoltato il meteo e siete sempre riusciti ad evitare sventolate e pioggia e in caso di poco vento avete acceso il vostro entrobordo e siete rientrati con una bella birra fredda in mano.

Niente di più piacevole, forse è proprio questa l’essenza della vela.

Ma si potrebbe dire che siamo dei velisti? Sì.
Siamo dei marinai? Sì.
Siamo buoni velisti? Ni

Cosa manca in effetti ad un velista per diventare un buon velista?

Gli mancano le regate.

Per carità, non parlo delle regate del ventunesimo secolo, con barche in carbonio che volano su foils a 50 nodi. Parlo delle regate di club, anche a vele bianche (senza spi), quelle organizzate dal circolo sotto casa.

Ebbene io sostengo che (derive a parte che io reputo scuola imprescindibile) tre ore di regata tra le boe insegna di più di tre anni di passeggiate fuori dal porto.

Perché la regata è propedeutica?

  1. Migliora la tecnica di conduzione. Se infatti, gironzolando a vela, non avendo meta, non ha nessuna importanza l’angolo che tenete di bolina, le vele troppo bordate o troppo lasche, i pesi distribuiti male, in regata sono elementi importantissimi per migliorare le prestazioni.
  2. Si impara ad andare dritti. Con una boa da raggiungere infatti, ci si rende conto di quanto zig zag facciamo senza rendercene conto. Si impara anche quando virare per non sprecare tempo.
  3. Si impara a gestire l’equipaggio. I compiti sono assegnati, i comandi sono precisi, il loro posizionamento è stabilito. Frasi del tipo: il coso, lì… quello blu, tiralo… quale? Questo? No! L’altro…  ecco, se sorridete vuol dire che ci siamo capiti subito.
  4. Ci si confronta per capire se stiamo sfruttando tutte le potenzialità della nostra barca. Quando infatti veniamo superati da un’altra barca come la nostra e non sappiamo perché, ecco che si iniziano a fare mille regolazioni, tentativi, esperimenti, fino a capire cosa non va.
  5. Perché si può rischiare di uscire anche con maltempo in piena sicurezza visto che ci sono le barche di assistenza. E saper ridurre le vele e saper bolinare e virare con vele ridotte e barca sbandata ci tornerà sempre utile e ci lascerà alla fine quel senso di soddisfazione di aver domato gli elementi.
  6. Avrete una barca sempre in ordine. Niente sarà lasciato al caso, pulizia della carena, impianti, motore, vele, manovre fisse e correnti, dotazioni, tutto sarà mantenuto in perfetta efficienza.

Insomma, non è necessario che vinciate, ma solo che completiate il percorso tra le boe.  Uscirete dalla vostra comfort zone, che non è mai stata foriera di grandi risultati in nessun campo della vita, per migliorare le vostre capacità e affinare le prestazioni della barca.

Infatti, se prima, per esempio, non riuscivate a capire perché la balumina continuava a battere, ora sapete modificare l’angolo di scotta del genoa, sapete regolare il vang, il paterazzo e tutto a vantaggio della velocità e anche della sicurezza. 

Imparerete la differenza tra i materiale dei cordami di bordo, rimpiangerete magari di averli comprati dal rigattiere a pochi denari… anche perché il morbo dell’agonismo è dietro l’angolo.

Insomma il velista che diventa regatante si evolve in un marinaio che conosce molto meglio la sua barca, le sue potenzialità, conosce meglio sé stesso e le proprie capacità.

Ed anche le aree marine che fino a poco tempo prima utilizzavate per la gita familiare, le guarderete con occhi e conoscenza diversi, imparerete a riconoscere le raffiche che arrivano dal promontorio, il ridondo del vento lungo la costa, l’orario delle raffiche migliori e via dicendo per un’infinita serie di nozioni e dati che prima non possedevate.

Guarderete poi con occhio diverso anche il groppo estivo che si avvicina minaccioso. Saprete infatti cosa fare senza dover ammainare tutto velocemente e dare motore.

Sono tutti livelli che, una volta raggiunti, faranno di voi timonieri e skipper migliori anche quando vagabonderete con una lenza di poppa.


Marco Scanu, diplomato al nautico, conduttore imbarcazioni, si occupa di comunicazione soprattutto in campo nautico.
 

  • Pubblicato il
  • 09/11/2022

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