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Tipologia delle Vele di Poppa

30/08/2019

TIPOLOGIA DELLE VELE DI POPPA



 

Abbiamo già visto nel nostro breve trattato di vela come la forma delle vele ha determinato la conquista dei mari di tutto il mondo.

Se fate memoria, infatti, fino al 1600/1700 si è continuato ad insistere con vele quadrate per andature portanti, anche se a prua si armavano i fiocchi di forma triangolare. Come è noto infatti, per risalire il vento le vele quadre non sono adatte in quanto il loro lato di “attacco” al vento non è inferito e non ha forma lineare e questo ne impedisce l’uso sotto un angolo di 90 gradi.

La vera rivoluzione arriva con le golette e i brigantini, ma anche gli schooner, navi con scafi slanciati, pescaggi importanti e una preponderanza di vele triangolari a due o più alberi.

Inizia la corsa per i mari di tutto il mondo. Chi arriva prima si accaparra il tè migliore o le migliori sete e così via. Iniziano anche i corsari che, ricevuta dal governo la “lettera di corsa” attaccano e depredano i mercantili di diversa bandiera. (Possiamo chiamarli pirati autorizzati).

Se pensiamo che la goletta “Atlantic” ha stabilito nel 1905 (!!) il record di traversata atlantica che ha resistito sino al 1997, possiamo intuire la validità dell’armo a vele “di taglio”
 
Scoperto quindi il fascino e l’efficienza delle vele triangolari o trapezoidali, imbattibili per angoli fino a 120 gradi, rimaneva però un buco di efficienza per le andature in poppa o fil di ruota, le più lente, in quanto non entrano in gioco effetti Venturi o depressioni tra le vele ma solo la spinta del vento. I brigantini sopperivano a questo limite con l’uso di alcune vele quadre ma la superficie esposta era sempre troppo poca. Si è quindi vissuto questo “deficit” sino alla nascita dei primi spinnaker (pare da: spin-velocità) per la navigazione da diporto o da competizione. 
 
I primi timidi spinnaker iniziarono ad essere progettati e sperimentati intorno agli anni 30 in USA, non erano nient’altro che dei genoa non inferiti e molto più panciuti. Bisogna attendere sino al 1965 per avere uno spinnaker simile ai moderni (Maudsley, ci vinse una regata proprio grazie alla nuova vela).

Nel corso del tempo con l’evoluzione dei materiali, delle forme, e della tecnologia, si è assistito ad un cambiamento sostanziale nell’uso di questa vela.

Possiamo dire che fino al 1990/2000 è rimasta una vela la cui importanza non è stata certo marginale nel bilancio di una regata, ma con l’avvento di scafi sempre più perfomanti e veloci, si è assistito ad un graduale abbandono dello spinnaker. Le nuove barche da regata infatti non vanno quasi mai di poppa visto che di lasco raggiungono la massima velocità. Preferiscono zig zagare strambando da un lasco all’altro piuttosto che andare dritti con il vento in fil di ruota. Più strada, senza dubbio, ma con una velocità impressionante (punte da più di 30 nodi), inoltre, a quelle velocità, il vento apparente non permetterebbe l’uso di una vela come lo spinnaker. Ragione per cui oggi la fanno da padrone i gennaker, degli ibridi (come il nome suggerisce) tra spinnaker e genoa che hanno la possibilità di essere armati e murati con un piccolo tangone e sono anche rollabili con grande gioia dei prodieri che non devono rischiare più la doccia mentre armano il tangone o ammainano lo spinnaker.

Come se non bastasse anche i percorsi delle regate sono passati dal vecchio triangolo che prevedeva dei lati di poppa, ai più semplici “bastoni” dove si bordeggia sia di bolina che di lasco. Lo spi non serve più.

Ma una cosa sono le regate d’altura o le regate hi-tech e una cosa sono le veleggiate di famiglia a 5/8 nodi.
In genere la famiglia o gli amici in vacanza hanno poche velleità e non amano complicarsi la vita.
Difficilmente poi si trovano amici e compagni di barca che abbiano dimestichezza con le manovre di uno spinnaker, che rimane comunque una vela impegnativa.

Per ovviare a questo inconveniente, recentemente è stata presentata e commercializzata una vela tipo spinnaker ma con un concetto avanzato di profilo e di materiali che ricalcano il mondo aeronautico e del paracadutismo. Si tratta del Parasail, uno speciale spi con un’apertura centrale a cassone che permette lo scarico del vento in eccesso, causa prima, nelle vele tradizionali, della straorza e della strapoggia.

Inoltre, la vela in questione, ha il vantaggio di essere armata senza tangone e portata fino ad un angolo di 60 gradi di vento apparente che ne aumenta grandemente il range di utilizzo sia in crociera che nelle regate lungo la costa. Si può addirittura navigare a secco di randa e fiocco se la nostra rotta prevede angoli da 60 gradi in su.

Non è poco. Buon vento.




Marco Scanu, diplomato al nautico, conduttore imbarcazioni, si occupa di comunicazione soprattutto in campo nautico.



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